Rapporto Clusit 2026, in Italia cresce la pressione del cybercrime sulle imprese manifatturiere

Il nuovo aggiornamento di ottobre del Rapporto Clusit 2026 restituisce un quadro articolato della cybersecurity italiana. Nel primo semestre dell’anno sono stati rilevati 245 incidenti informatici di particolare gravità, con un incremento dell’8% rispetto ai 227 registrati nella seconda metà del 2025. Il dato rimane invece inferiore rispetto ai 280 incidenti del primo semestre dello scorso anno. La quota italiana sul totale mondiale scende al 5%, ma questa riduzione non rappresenta necessariamente un miglioramento della sicurezza nazionale, considerando la forte crescita degli eventi osservati a livello globale.

Il cybercrime prevale sull’hacktivism

La principale motivazione degli attacchi è riconducibile al cybercrime, responsabile dell’82% degli incidenti italiani. L’hacktivism si ferma al 17%, in netta diminuzione rispetto al 38,7% del 2025, mentre spionaggio e sabotaggio rappresentano circa l’1%. La dinamica suggerisce un progressivo spostamento dell’interesse criminale verso obiettivi in grado di generare un ritorno economico, con campagne dirette contro aziende e organizzazioni che gestiscono servizi e informazioni strategiche.

Manufacturing primo settore colpito

La distribuzione degli incidenti evidenzia una particolare esposizione del comparto manifatturiero, che raggiunge il 18,4% del totale italiano. Seguono la categoria Multiple Targets con il 18%, il settore governativo, militare e delle forze dell’ordine con l’11%, quindi ICT e commercio all’ingrosso e al dettaglio, entrambi all’8,6%. Nel Manufacturing sono stati registrati 45 incidenti nei primi sei mesi del 2026, rispetto ai 63 dell’intero 2025. Il malware rappresenta circa l’89% degli attacchi osservati nel comparto e il 98% degli incidenti è classificato nelle categorie di gravità High o Critical. Il dato evidenzia quanto la compromissione dei sistemi informatici possa ripercuotersi direttamente sulla produzione, sulla logistica e sulla continuità operativa delle aziende industriali.

Malware e phishing tra le tecniche più utilizzate

Considerando tutti i settori italiani, il malware torna a essere la principale tecnica di attacco, raggiungendo il 43%. Seguono gli incidenti classificati come Undisclosed, pari al 20%, DDoS e phishing o social engineering, entrambi al 17%. Quest’ultimo continua a mostrare una crescita progressiva e rimane uno dei principali strumenti per ottenere credenziali e accessi iniziali.Anche i dati della Polizia Postale confermano la rilevanza di queste minacce. Tra gli eventi gestiti dal CNAIPIC, il phishing rappresenta il 20,49%, mentre il ransomware raggiunge il 13,66%. Le imprese e le industrie costituiscono il principale ambito interessato, con il 40,68% degli eventi censiti.

Frodi bancarie e manipolazione degli utenti

L’analisi del CERTFin, basata su 35 organizzazioni rappresentative di oltre il 90% del settore bancario italiano, evidenzia il peso crescente delle frodi basate sulla manipolazione delle vittime. Nel segmento Retail, il social engineering è associato al 77% delle frodi effettive, mentre nel Corporate emergono fenomeni come la Business Email Compromise. Un dato particolarmente significativo riguarda l’autenticazione forte. Il 96% delle frodi effettive risulta completato con autenticazione correttamente eseguita. La tecnologia, quindi, non è sufficiente quando il cliente viene indotto a autorizzare personalmente un’operazione fraudolenta.

Le criticità della sicurezza industriale e delle PMI

Lo speciale dedicato agli ambienti OT mostra una maturità ancora disomogenea. Tra le 75 organizzazioni coinvolte nell’assessment, l’80% utilizza VPN per gli accessi remoti agli ambienti industriali, ma soltanto il 27% effettua vulnerability assessment periodici sugli asset OT critici e il 21% dispone di procedure validate per gli aggiornamenti dei dispositivi OT e SCADA. Anche le micro, piccole e medie imprese presentano carenze nella formazione, nella gestione delle identità e nell’adozione di controlli strutturati. La survey PID Cyber Check, condotta su 2.873 organizzazioni, rileva un indicatore medio di rischio pari a 50,7 su 100. Il phishing è la minaccia più frequentemente dichiarata dalle imprese che hanno subito attacchi.

La sicurezza deve diventare capacità operativa

Il Rapporto Clusit evidenzia una trasformazione del rischio cyber italiano. La diminuzione dell’hacktivism lascia spazio a una pressione criminale più orientata alle imprese, con particolare attenzione al settore manifatturiero e ai fornitori tecnologici. Parallelamente, l’intelligenza artificiale introduce nuove esigenze di governance, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo non autorizzato di strumenti generativi e la protezione dei dati aziendali. La sfida non consiste soltanto nell’introdurre nuovi strumenti di difesa, ma nel renderli parte di un modello di sicurezza continuativo. Gestione degli accessi, monitoraggio, segmentazione delle reti, formazione e capacità di ripristino devono essere integrati nei processi aziendali. Per le imprese italiane, soprattutto quelle industriali, la cybersecurity è ormai una componente essenziale della continuità produttiva e della resilienza economica.